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(Giornale di Brescia 25 ottobre 2004)
L'ASSOLUZIONE DI ANDREOTTI
Il giorno 16 ottobre gli italiani hanno letto sulle prime pagine di tutti i quotidiani la notizia della fine del processo per mafia all'on. Andreotti titolata, a caratteri cubitali,
"Andreotti assolto", talvolta con sottotitoli del genere "Berlusconi felice per Andreotti"; "Pera si rallegra per la fine del calvario"; Casini esulta per la "sentenza liberatoria
per le istituzioni". Nei telegiornali hanno visto la saltellante e giuliva avvocatessa dell'onorevole dichiarare "è andata benissimo", e lo stesso onorevole, invitato dai suoi
fans a sedersi su una sorta di trono cardinalizio, congratularsi con i giudici per "l'ottimo verdetto". Vediamo innanzitutto cosa dice questo "ottimo verdetto" della Cassazione. La
osannata sentenza conferma integralmente la sentenza della Corte d'Appello di Palermo, per ottenere l'annullamento della quale la difesa dell'onorevole aveva presentato un ricorso di
500 pagine. Cosa diceva la Corte d'Appello di Palermo per meritarsi, quando è stata emessa, le vibrate proteste dell'on. Andreotti e per meritarsi poi, quando è stata
confermata, un encomio solenne? La Corte ha affermato che il suddetto onorevole ha commesso il reato di concorso in associazione mafiosa (Cosa Nostra) "concretamente ravvisabile sino
alla primavera del 1980" e che per tale reato non si poteva procedere per intervenuta prescrizione. Tale decisione era sostenuta da una serie di affermazioni quali: "L'on. Andreotti
aveva una spiccata propensione ad intrattenere personali, fruttuose ed amichevoli relazioni con esponenti di vertice di "Cosa Nostra". E che nel 1979 incontrò il boss Stefano
Bontade che si lamentava della battaglia antimafia di Piersanti Mattarella (presidente democristiano della Regione Sicilia) e lo rassicurò additando una soluzione politica".
Si ricordi, al riguardo, che non risulta che l'on. Andreotti abbia avvertito il collega democristiano del rischio che correva e che Mattarella fu assassinato dalla mafia nel 1980.
La Corte di Cassazione ha anche confermato, per le accuse relative agli anni successivi al 1980, l'assoluzione con la formula prevista dall'art. 530 Cp, II comma, che ha sostituito
la vecchia formula "per insufficienza di prove" ed ha condannato Andreotti a pagare le cospicue spese dell'intero lunghissimo processo. Ciò nonostante gli onorevoli De Michelis
e Fragalà hanno chiesto che l'on. Andreotti "venisse risarcito" e l'on. D'Onofrio ha chiesto che "gli avvoltoi pusillanimi chiedessero scusa ad Andreotti". Altro fumo per
rendere più fitta la cortina fumogena che è stata innalzata per nascondere agli italiani una semplice verità: almeno fino al 1980 l'Italia è stata governata
da un associato alla mafia.
Avv. GIANCARLO ANGELINI
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