(L'Espresso 16 dicembre 2004)

SALVATE SALVATORE

Follini gli commissaria il partito. In un'aula di Tribunale gli vengono rivolte pesanti accuse. Il Governatore della Sicilia Cuffaro nella tenaglia politico - giudiziaria

E' come se avessero cominciato a tirargli in porta mentre è ancora negli spogliatoi. L'ex radiologo Salvatore "Totò" Cuffaro, l'invincibile macchina da voti dell'Udc in terra di Sicilia, è prigioniero di un paradosso da incubo. Incubo giudiziario, per la precisione. Già, perchè formalmente il processo a carico del governatore per favoreggiamento alla mafia scatterà solo il primo febbraio. Ma in realtà è già iniziato martedì 30 novembre nell'aula di un altro processo palermitano, quello che vede sul banco degli imputati il suo amico e collega di partito Mimmo Miceli, l'ex assessore alla Salute del Comune di Palermo arrestato nel giugno 2003 con l'accusa di associazione mafiosa. Sarà un caso, ma dopo mesi di bonaccia, ora anche le trappole della politica cominciano a stringersi intorno a Cuffaro. Le opposizioni stanno raccogliendo migliaia di firme per farlo dimettere e sabato scorso il segretario del suo partito, Marco Follini, ha commissariato l'Udc siciliana affidandone la supervisione a Luca Volontè.
Il centravanti che la scorsa settimana si è presentato anzitempo dal dischetto del rigore per infilzare Cuffaro è un quarantenne che lo conosce da vent'anni, ovvero dai tempi in cui entrambi si davano da fare per portare voti all'ex ministro democristiano Calogero Mannino. Si chiama Salvatore Aragona e di professione farebbe il medico chirurgo, se una sentenza confermata dalla Cassazione nell'estate del 2002 non lo avesse condannato a cinque anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Storia vecchia, ma antipatica: agli inizi degli anni Novanta, Aragona fabbricò un alibi a Enzo Brusca, falsificando una cartella clinica dalla quale risultava l'asportazione di un'ernia inguinale proprio nel giorno in cui questi partecipava a un'esecuzione mafiosa. Il 26 giugno del 2003, Aragona è stato nuovamente arrestato insieme a Miceli con l'accusa di concorso in associazione mafiosa. Secondo i pm di Palermo, nel giugno del 2001 Aragona avrebbe svelato al boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, che i carabinieri lo stavano intercettando. Come ha ammesso fin dal primo interrogatorio, Aragona s'era mosso in due tempi.
Il 12 giugno, di ritorno da Milano dove vive dal 1997, passa in Studio da Miceli e viene a sapere di generiche intercettazioni a carico di Guttadauro. Trasmette subito l'allarme all'amico boss, ma questi ostenta tranquilità, perchè al telefono non parla mai. Il 24 gennaio, invece, la dritta è più precisa. Aragona è a cena al Riccardo III di Monreale dove Cuffaro festeggia l'elezione a governatore. Dopo aver parlato con Cuffaro, Miceli prende da parte Aragona e gli dice che i carabinieri hanno piazzato microspie in casa Guttadauro. Tre giorni dopo, il boss trova le "cimici" e manda per aria un'inchiesta su mafia e politica. In entrambe le occasioni, sostiene Aragona, le fonti di Miceli erano Cuffaro e Antonio Borzacchelli (un ex maresciallo dei carabinieri diventato deputato regionale Udc, ora in carcere per concussione). Accuse ripetute in aula lo scorso 30 novembre in una deposizione fiume che continuerà il 14 dicembre.
Al di là degli sviluppi processuali, per indovinare il futuro di Cuffaro è interessante capire il personaggio Aragona. Uomo colto ed elegante, spregiudicato nei rapporti con Cosa nostra, il medico di Altofonte è fermamente intenzionato a rifarsi una vita. Di Guttadauro si proclama amico e per anni ne è stato una sorta di "consigliori". Come risulta dalle intercettazioni, Guttadauro e Aragona si occupavano parecchio di politica. Solo per fare un esempio, quando nel 2001 Guttadauro vuole l'elezione di Miceli, è Aragona a convincere un riluttante Cuffaro a candidarlo. Poi Miceli non ce la fa e loro capiscono che Cuffaro non l'ha aiutato, ma si guardano bene dal rompere con lui. Anzi, il "milanese" Aragona gli segnala varie iniziative imprenditoriali da avviare in Sicilia per conto dei suoi clienti del Nord. Il governatore s'impegna poco e Aragona si lamenta del fatto che Cuffaro lo ritenga il braccio economico di Guttadauro (che ha già scontato una condanna di nove anni per mafia). A Milano, Aragona tiene buoni rapporti con Mannino e frequenta i Circoli forzisti messi su da Marcello Dell'Utri, con il quale vanta qualche frequentazione in occasioni pubbliche e un rapporto tutto da verificare. Nel marzo del 2000, ad esempio i carabinieri documentano una doppia visita del chirurgo nel palazzo di via Senato 12 dove ha l'ufficio il senatore azzurro e dove si trova anche la Fidirevisa, una finanziaria utilizzata da Aragona, dalla famiglia Guttadauro e da altri imprenditori di Bagheria. In ogni caso, Aragona e Guttadauro, quando parlano tra loro, mostrano scarsa stima dei politici: criticano la facilità con la quale si dimenticano degli amici una volta eletti e non digeriscono che nelle faccende di mafia riescano sempre a mettersi in salvo. Con questo background non stupisce il comportamento processuale di Aragona. Lui, in fondo, ha solo 41 anni, ha ottenuto l'affidamento in prova ai servizi sociali e a metà del 2005 dovrebbe aver saldato i conti con la giustizia per la storia della cartella clinica. Per la vicenda delle "cimici", può patteggiare una condanna di pochi mesi. Ma soprattutto, Aragona incarna un nuovo paradigma di comportamento nei confronti della giustizia.
Una volta, il mafioso arrestato si cuciva la bocca o saltava il fosso e cominciava a collaborare. Ora si fa strada quella che alcuni magistrati siciliani chiamano "la terza via": ammettere l'evidenza, negare il resto, scaricare chi è già processualmente mal messo senza per questo passare per "infami". Insomma, se un personaggio come Aragona "brucia" Cuffaro, significa che il governatore è ormai visto come un cavallo perdente. Del resto Cuffaro è accusato anche di aver parlato di delicate indagini di mafia con il re della sanità privata Michele Aiello, ritenuto molto vicino al super-latitante Bernardo Provenzano. Aiello e Cuffaro s'incontrarono con modalità da agenti segreti il 31 ottobre 2003 (cinque giorni prima dell'arresto di Aiello), nel retrobottega di un negozio di Bagheria. Aiello ha confermato il contenuto del colloquio, mentre Cuffaro ammette di aver discusso con lui "solo" del nuovo tariffario sanitario regionale. Ammissione politicamente devastante, perchè la Sicilia ha un buco sanitario di centinaia di milioni e un governatore che discute il listino dei rimborsi con un signore come Aiello è la rappresentazione plastica del tradimento della politica nei confronti della cosa pubblica.
Con un sentiero giudiziario tanto impervio, a Cuffaro non può andar bene di farsi cucinare anche dal suo partito. Per chi controlla un terzo di tutti i voti dell'Udc, il commissariamento è un affronto. Così, tramontata l'ipotesi di una migrazione verso Forza Italia (dove pare che Silvio Berlusconi gradirebbe poco l'arrivo di altri indagati eccellenti), Cuffaro ha annunciato battaglia al congresso dell'Udc di gennaio. E anche se smentisce le voci di scissione, si prepara all'eventualità di dover affrontare le prossime elezioni alla guida di una sorta di Totò's list. Per un mago del consenso come lui, mettersi in proprio è un gioco da ragazzi. L'impresa, semmai, sarà quella di garantire alla nuova formazione un minimo di impermeabilità agli interessi di cosa nostra.

FRANCESCO BONAZZI