Osservatorio bresciano per la difesa dello Stato di diritto
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Mondadori - Sentenza comprata coi soldi di Berlusconi, sfuggito al processo
Chi pagherà i danni a De Benedetti?
Marco Travaglio, l’Unità, 25.2.2007

Dunque, la sentenza della Corte d’appello di Roma che nel gennaio 1991 annullò il lodo Mondadori e sfilò il primo gruppo editoriale italiano dalle mani di Carlo De Benedetti per consegnarlo a Silvio Berlusconi, era una sentenza comprata. Comprata da Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora con denaro della Fininvest di Silvio Berlusconi: almeno 400 milioni di lire consegnati brevi manu al giudice relatore ed estensore del verdetto, Vittorio Metta, che depositò 168 pagine di motivazione in meno di 24 ore dalla fine della camera di consiglio. Perché, evidentemente, le aveva scritte prima o gliele aveva scritte qualcun altro: magari gli avvocati della Fininvest, Previti, Pacifico e Acampora, che due mesi prima avevano fatto altrettanto con la sentenza Imi-Sir. Un mese dopo, dalle casse della All Iberian (Fininvest), parte un bonifico di 3 miliardi e 36 milioni di lire destinato al conto svizzero Careliza Trade di Acampora. Il quale, il 1° ottobre ‘91, ne gira una parte - 425 milioni - a Previti, che li dirotta in due tranche al conto Pavoncella di Pacifico. Questi preleva in contanti quei 400 milioni che, secondo l’accusa, qualche giorno dopo vengono consegnati a Metta. Metta, qualche tempo dopo, lascia la magistratura e va a lavorare con la figlia Sabrina nello studio Previti.

È questa, in attesa delle motivazioni, la traduzione della sentenza con cui la Corte d’appello di Milano ha condannato tutti gli imputati a pene varianti fra i 18 mesi (i tre avvocati corruttori) e i 33 mesi (il giudice corrotto). Manca all’appello un solo imputato: Silvio Berlusconi, uscito anche da questo processo prim’ancora che cominciasse. A lui, il 25 giugno 2001, la Corte d’appello di Milano regalò la prescrizione grazie alla generosa concessione delle attenuanti generiche (le merita "di per sé" - scrissero i giudici - per le sue "attuali condizioni di vota individuale e sociale"): regalo sempre negato ai coimputati. Alla fine il paradosso è che colui che ha fornito la provvista per corrompere il giudice e ha beneficiato della sentenza comprata, cioè il Cavaliere, rimane indenne, mentre chi ha materialmente gestito l’operazione paga anche per lui. Almeno sul piano penale. Tutt’altro discorso per il livello civile. Difficilmente, infatti, Previti accetterà di pagare anche queste conseguenze per l’attività corruttiva svolta per conto di Berlusconi. Tutto dipende dalla sentenza della Cassazione, che dovrebbe arrivare molto presto, per evitare che il caso cada in prescrizione proprio sul filo di lana. È altamente probabile che la Suprema Corte confermi le condanne del secondo appello, visto che era stata proprio lei ad annullare le assoluzioni del primo. Se dunque le condanne divenissero definitive (ma anche se dovessero cadere in prescrizione), gli imputati dovrebbero risarcire i danni alla Cir, la finanziaria di Carlo De Benedetti, defraudata nel ‘91 della Mondadori. Danni da capogiro, se si pensa che il gruppo editoriale scippato all’Ingegnere comprendeva, oltre al settore libri, il quotidiano La Repubblica, i settimanali, l'Espresso, Panorama ed Epoca, una quindicina di giornali locali Finegil e varie riviste (grazie a una mediazione imposta da Andreotti tramite l’amico Ciarrapico, il Cavaliere restituì solo una parte del maltolto: la Repubblica, l’Espresso e i quotidiani Finegil). La Cir, parte civile al processo, aveva quantificato il risarcimento in 1 miliardo di euro per i danni patrimoniali e non. I giudici hanno deciso di non liquidare alla Cir una provvisionale immediatamente esecutiva, limitandosi a condannare gli imputati a versare 390 mila euro di spese legali; ma hanno riconosciuto all'Ingegnere tanto i danni patrimoniali quanto quelli non patrimoniali, demandando al separato giudizio civile di quantificarli. Dopo la sentenza definitiva, la causa civile della Cir contro i condannati non dovrebbe riservare sorprese. A quel punto Previti, prima di mettere mano al portafogli alla ricerca di qualche centinaio di milioni di euro, sarà costretto a ricordare al suo illustre cliente chi si è intascato la Mondadori, con 16 anni di profitti abusivi.