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Berlusconi assolto, "non fate domande e chiedetegli scusa" Dopo la sentenza Sme si scatenano i giornalisti, da Ferrara a Battista, fra sollievo e vendette: «È finito un quindicennio di giustizialismo» PONIAMO IL CASO, puramente teorico, che in America si scoprisse che l’avvocato di Bush, deputato al Congresso, ha pagato due giudici con soldi provenienti da una società di Bush per fargli vincere alcune cause in cui aveva torto. Fra l’altro, per rubare il primo gruppo editoriale del Paese a un concorrente. Nell’eventualità, piuttosto remota, che l’avvocato-imputato in questione fosse riuscito a farsi eleggere al Congresso e il suo illustre cliente a farsi eleggere Presidente, che cosa farebbero i giornali e le tv di tutta l’America, cioè del paese in cui molti chiedono la testa del governatore della banca centrale perché ha raccomandato la sua fidanzata? In ogni articolo di fondo, conferenza stampa e programma televisivo, tutti tempesterebbero Bush con una semplice domanda: Dear Mister President, sapeva che, con i suoi soldi, il suo avvocato pagava giudici e comprava sentenze per farle vincere i processi? Se non lo sapeva, come lei afferma, non ritiene di essere responsabile di una macroscopica culpa in vigilando? E perché, quando l’ha scoperto, ha finora protetto il suo avvocato, facendolo eleggere deputato, anziché allontanarlo e chiedere i danni? Se invece lo sapeva, perché ha mentito al suo Paese? E cos’aspetta a dimettersi? BUONGIORNO, ITALIA Si dà il caso che queste cose siano accadute in Italia. Dunque ieri, dopo l’assoluzione di Berlusconi per insufficienza di prove dall’accusa di corruzione per un episodio costato all'avvocato Previti e al giudice Squillante una condanna in primo e secondo grado (annullata dalla Cassazione per questioni territoriali, non di merito), la politica e la stampa al seguito festeggiavano l'evento come se il caso fosse chiuso: mentre non lo è né sul piano penale (c'è ancora la Cassazione), né su quello politico-morale (la sentenza non può cancellare il bonifico Fininvest-Previti-Squillante da 434.404 dollari del 6 marzo 1991). I CORISTI La stampa berlusconiana suona trombette e tromboni, evitando di ricordare che se Previti e Pacifico non avessero pagato giudici con soldi di Berlusconi e del suo socio Barilla, nessuno avrebbe mai processato l'allegra brigata per corruzione giudiziaria. Renato Farina, alias Betulla, dice che «qualcuno» dovrebbe «chiedere scusa» a Berlusconi. Allude a Previti? No, ai giornalisti che han raccontato quelle tangenti. Ma anche a Prodi, che voleva «svendere la Sme» a De Benedetti. Lo scrive anche il Giornale della ditta: Prodi voleva «regalare la Sme per poche centinaia di miliardi», poi arrivò il Cavaliere bianco a sventare la minaccia (naturalmente è tutto falso: il prezzo concordato tra l'Iri e De Benedetti, unico pretendente, fu fissato da due perizie indipendenti, mentre quelle della cordata Fininvest-Barilla-Ferrero stimavano un prezzo addirittura inferiore). Poi c’è Giuliano Ferrara che, essendo molto intelligente per scienza infusa, può permettersi di scrivere un sacco di fesserie. Delira di «mozzorecchi» che «dilagano in tv con il loro uso criminoso, codino, qualunquista e volgare del mezzo» (parola di uno che imperversa ogni sera su La7, peraltro all'insaputa del pubblico, e anni fa compariva in tv spuntando da una pattumiera). Afferma che il processo Sme «è stato riaperto in fretta e furia dopo che il centrosinistra aveva liquidato la più bella e sana delle riforme della scorsa legislatura»: la legge Pecorella sull’inappellabilità (ma la legge è stata cancellata dalla Consulta: il centrosinistra, di leggi ad personam, non ne ha abrogata nemmeno mezza). Infine invita anche lui a «chiedere scusa al perseguitato». Parola di uno che definì «uomo probo» il giudice corrotto Squillante. Che pubblicò su Panorama l’«elogio di Previti», noto corruttore. Che nel ‘96 chiese alla sinistra di «inginocchiarsi per chiedere scusa a Craxi», pluripregiudicato e latitante. Se uno viene condannato, bisogna scusarsi con lui. Se uno viene assolto (o prescritto), bisogna scusarsi con lui. Solo chi non ruba non merita scuse: farebbe meglio ad autodenunciarsi al Foglio. PIGI Poi c’è la cosiddetta stampa indipendente. La Stampa scrive che «la fedina penale di Berlusconi è tornata candida e immacolata: niente più reati prescritti, basta formule dubitative». Ma qui la formula è dubitativa (art.530, comma 2), e Berlusconi ha ben 7 prescrizioni, più un paio di assoluzioni perché il fatto non è più reato in quanto lui stesso l’ha depenalizzato. Il meglio, però, lo dà Pierluigi Battista, che sul Corriere riesce a collezionare tutte le bugie e i luoghi comuni partoriti negli anni su Mani Pulite e sulle Toghe Sporche. A cominciare dal titolo: «Cambio di clima». Svolgimento: l’Italia «per 15 anni non è stata un paese normale, incatenata all’idea che nei tribunali si forgiassero i destini politici della Nazione»: chi abbia mai sostenuto una simile corbelleria, non lo dice, anche perché non troverebbe una sola dichiarazione in tal senso di un solo politico o giornalista (tranne forse il Pera e il Feltri dei tempi d'oro). Ma ora - aggiunge compiaciuto Battista - «l’Italia è stata restituita a una parvenza di normalità». Perché mai? Perché «Berlusconi è stato assolto e non ha invocato rappresaglie su chi lo aveva messo alla sbarra». Bel paese normale, quello in cui il primo quotidiano si felicita perché il capo dell'opposizione non invoca rappresaglie sulla magistratura. Battista mette in guardia da «una delle più pericolose patologie italiane». La corruzione dei giudici da parte dell'avvocato di Berlusconi coi soldi di Berlusconi? No, le «schegge e cascami» dell’«oltranzismo anti-berlusconiano» che sperano ancora «che il leader dell’opposizione possa inciampare nel groviglio giudiziario». Che il capo dell’opposizione esibisse bilanci fasulli, occultasse centinaia di miliardi all'estero, ingaggiasse mafiosi come stallieri o manager che corrompevano giudici e ufficiali della Finanza, è un dettaglio trascurabile. I fatti non contano: se Berlusconi è imputato da anni in tribunale, è perché ogni tanto «inciampa» distrattamente in un «groviglio giudiziario». E se finora l’ha fatta franca 7 volte per prescrizione, 2 perché ha cancellato i suoi reati, 2 per insufficienza di prove, 1 per amnistia, è perché siamo finalmente «un paese normale». «Come in tutte le democrazie liberali», precisa Battista che evidentemente non ne ha mai visitata una. Poi spiega ai giudici che «la responsabilità penale è personale e non di un sistema», come se Berlusconi non fosse imputato per la destinazione illecita dei suoi soldi, ma per un fantomatico «sistema». Entusiasta per questo «cambiamento di clima», riepiloga il «quindicennio giustizialista»: un museo degli orrori con «la decapitazione della classe di governo della Prima Repubblica» (rubavano, ma lui non lo ricorda), «la guerra totale sulla giustizia» (chi l'abbia ingaggiata e chi l'abbia subita, non è ben chiaro, visto che uno insultava i giudici e quelli subivano), «lo scontro permanente tra "il caimano" e "le toghe rosse"» (cioè i processi imposti dalla legge per le innumerevoli notizie di reato a carico di Berlusconi), i «processi-spettacolo» (forse il processo di Cogne, in onda da 5 anni a reti unificate). E poi, nell'ordine: «le sfide, i girotondi, le leggi ad personam». In realtà i girotondi nacquero dopo, anzi per le leggi ad personam, contro cui il «liberale» Battista non levò mai un pigolìo per ricordare che in un paese normale e in una democrazia liberale sarebbero impensabili. Infine, dulcis in fundo, il Cerchiobattista lacrima copiosamente per il calvario patito dal sant'uomo: «Berlusconi può legittimamente lamentarsi del carattere troppo tardivo (sic!) di una sentenza che lo scagiona». In effetti il processo Sme-Ariosto è durato un po’ troppo. Ma il perché lo spiega, a pag. 5 dello stesso Corriere, Luigi Ferrarella: «L'esito finale arriva dopo 12 anni dall’indagine, dopo 6 cambi di legge (rogatorie, falso in bilancio, patteggiamento allargato, legittimo sospetto, immunità, inappellabilità), 2 Cassazioni a sezioni unite per dire no al legittimo sospetto degli imputati sui giudici milanesi, 3 pronunce della Corte costituzionale, 1 Cassazione sull'incompetenza territoriale, 3 fallite ricusazioni di giudici, 2 azioni ministeriali, 2 inchieste a Brescia e Perugia sui pm Boccassini e Colombo (poi archiviate)». Ma c’è il legittimo sospetto che Pigi Battista, vicedirettore del Corriere della sera, non legga il Corriere della sera. |